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In un’epoca in cui l’educazione sembra aver ceduto il passo all’indifferenza, e la figura genitoriale si confonde con quella amicale, emerge un grido d’allarme da Lavello. Un grido che denuncia un’ombra sempre più lunga che si proietta sui nostri ragazzi: quella del bullismo. Abbiamo incontrato una madre di tre bambini coraggiosa che ha deciso di rompere il silenzio, una voce che, per tutelare la privacy, chiameremo Sara.
“Non so più cosa fare, è un calvario”, ci confida Sara, con gli occhi velati dalla stanchezza ma accesi da una determinazione feroce. Suo figlio, che per ragioni di privacy chiameremo Manuele, dal carattere socievole e spensierato, è diventato il bersaglio di un “branco” di coetanei. “Quando per strada incontra ‘quei ragazzi’, si pietrifica, si immobilizza, si chiude in se stesso”, racconta Sara, descrivendo la trasformazione del figlio da bambino allegro a figura fragile e impaurita.
Il branco e la deriva dei valori
Il “branco” di cui parla Sara è composto da ragazzi che, a qualsiasi ora del giorno e della notte, si aggirano per le vie del paese. “Li vedi con birre e energy drink in mano, esposti come trofei. Si sentono forti, indistruttibili”, spiega Sara, la voce rotta dall’indignazione. La loro “forza” si manifesta nella vessazione dei più deboli, nell’uso di appellativi irripetibili che “sminuiscono la persona e l’essere” di Manuele.
Ma la violenza di questi giovanissimi non si ferma al bullismo verbale. Sara prosegue nel suo racconto, svelando dettagli inquietanti: “Prendono a calci gli animali per farsi due risate, spaccano bottiglie per terra a pochi metri dai bidoni. E poi… il peggio. Lungo via Roma, davanti a ragazzine spensierate, si divertono a guardare video pornografici a massimo volume sui loro cellulari, solo per far vedere che non hanno limiti. Vanno indisturbati al tabacchino a comprare sigarette elettroniche con nicotina, o addirittura sigarette classiche, per sentirsi ‘grandi’”.
L’appello disperato di una madre
Manuele non reagisce, non denuncia. “Spera di essere accettato un domani da loro”, sussurra Sara, una speranza che suona come una condanna. Ma la domanda che più la tormenta, e che risuona come un monito per l’intera comunità, è: “Ma i genitori di questi ragazzi, perché di ragazzi parliamo, dove sono? Si rendono conto di cosa sono diventati i loro figli?”.
Sara, come tante madri, vede i propri figli “reclusi in un cellulare”, rinchiusi in casa per paura di incontrare il “branco”. Ricorda un tempo in cui “i bambini vivevano l’infanzia negli oratori, luoghi che una volta erano gratuiti”. Oggi, invece, “anche lì è subentrato il dio denaro”. La disintegrazione dei valori sembra colpire ogni aspetto della vita sociale, arrivando a gesti incomprensibili come “lanciare topicida dall’auto per eliminare un cane che non piace”.
Una società malata ha bisogno di cura
La denuncia di Sara è un grido d’aiuto, una richiesta di presa di coscienza. “Viviamo in una società malata. Malata sì, una società che sta perdendo ogni tipo di valore, ogni tipo di regola e, come un vero e proprio malato, va aiutato”, afferma con fermezza.
L’appello è chiaro e diretto: “I genitori devono tornare ad essere genitori. Quella figura autoritaria che non si fa problemi a sgridare il proprio figlio se fa una bravata, se alza la voce o se usa atteggiamenti scorretti. Non dobbiamo più girare la testa dall’altra parte e fregarsene perché situazioni simili sembrano distanti da noi. Ma da qui partono i problemi dei nostri giovani che poi da grandi compiono gesti estremi”.
Ringraziamo mamma Sara per la sua coraggiosa testimonianza e ci auguriamo che possa essere uno stimolo per una profonda riflessione collettiva. È tempo di rimettere i ruoli al loro posto: i genitori devono tornare ad essere genitori, e i bambini devono tornare a vivere la loro infanzia.
Vi lasciamo a questa citazione con la speranza di aver dato un nuovo stimolo per vivere e cambiare le cose, guardando negli occhi i vostri figli oggi stesso.
“Il compito più difficile dei genitori è quello di guidare i figli senza farli sentire controllati, ma non lasciandoli mai senza una guida.”









