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Un nuovo, inaspettato segnale è apparso ieri sera in Piazza Sacro Cuore, nel cuore pulsante del passeggio lavellese: un cartello che, in modo categorico, vieta l’utilizzo di palloni nell’area. La notizia ha immediatamente scatenato un’ondata di commenti e interrogativi tra i cittadini, riaccendendo un dibattito annoso sulla gestione degli spazi pubblici e le opportunità di svago per i più giovani.

È innegabile che negli ultimi anni la piazza sia stata spesso teatro di “pallonate” un po’ eccessive, con bambini che correvano e giocavano anche in momenti meno opportuni, come all’uscita dalla messa. Una situazione che, per alcuni, aveva iniziato a creare qualche disagio. Ma la soluzione, si chiedono in molti, è davvero il divieto totale?
“Ma questi che vietano non sono mai stati bambini?” è stato uno dei primi commenti a circolare, una domanda retorica che racchiude il senso di smarrimento e, a tratti, di rabbia, di molti genitori e nonni. Probabilmente no, verrebbe da rispondere, o forse hanno dimenticato la gioia e la libertà che il gioco all’aria aperta può offrire.
Il punto cruciale, sollevato da più parti, è la mancanza di alternative. Se da un lato si impone un divieto alla cittadinanza, dall’altro ci si aspetterebbe un’offerta, una soluzione per incanalare la naturale esuberanza dei bambini. “Viviamo in un periodo di totale chiusura e relegatura dietro i cellulari“, riflette un genitore, “e ora che i bambini vogliono stare per strada, gli limitiamo gli spazi.” Una contraddizione che appare stridente in un’epoca in cui si lamenta la scarsa attività fisica e l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia tra i giovanissimi.
Molti lavellesi, con un pizzico di nostalgia, ricordano ancora i tempi in cui l’accesso all’Oratorio Don Bosco era libero e rappresentava un vero e proprio punto di riferimento per il gioco e la socializzazione. Oggi, invece, quello stesso spazio è diventato una “cosa privata”, con accesso esclusivo e a pagamento, precludendo di fatto un’importante risorsa alla comunità.
La decisione del Comune di Lavello, per quanto motivata da esigenze di ordine e decoro, rischia di tagliare le gambe al desiderio spontaneo dei bambini di vivere la piazza, di farne un luogo di incontro e di divertimento. Il divieto in realtà era già previsto (alleghiamo ad esempio un regolamento del 2014 per consultazione). Ma l’amministrazione ha deviso oggi di rafforzare il divieto prevedendo anche sanzioni pecuniarie per i trasgressori e posizionando il cartello.

La speranza è che questo divieto non rimanga un punto fermo, ma sia l’inizio di una riflessione più ampia sulla necessità di ripensare gli spazi urbani in chiave più inclusiva, offrendo ai più piccoli luoghi sicuri e accessibili dove poter giocare liberamente, senza dover ricorrere a schermi e dispositivi elettronici. La piazza, dopotutto, è di tutti, e dovrebbe continuare a essere anche dei bambini.









